Regionali Campania, Martusciello (Fi): «Con Fico in lista tanti impresentabili, l’astensionismo penalizzerà la sinistra»

Fulvio Martusciello, coordinatore regionale di Fi, in queste elezioni potrebbe pesare molto l’astensione.

«Purtroppo, ci sarà e sarà molto forte, soprattutto nelle città. Qui il disincanto verso la politica è profondo, dopo anni di promesse di cambiamento rimaste sulla carta. Questa volta però l’astensione penalizzerà la sinistra, che non riesce più a convincere neppure il proprio elettorato. Il nostro compito è riportare le persone al voto, restituendo loro fiducia e rappresentanza. La politica non può limitarsi a contare chi resta: deve capire perché la gente se ne va».

Lei da giorni si scaglia contro gli impresentabili del centrosinistra.

«Chi vuole proporsi come presidente di una Regione deve sapere che la credibilità comincia dalle persone che sceglie. Non si può chiedere fiducia ai cittadini se prima non si è disposti a guardare dentro le proprie liste, a leggere ogni nome, a verificarne la storia. Servono metodi di valutazione chiari, trasparenti, pubblici. È una questione di rispetto per la democrazia. Quando si accetta un apparentamento, quando si decide di condividere un simbolo o un programma, bisogna anche rispondere dei volti che si portano in quella casa politica. Perché chi oggi è in lista domani può ritrovarsi in amministrazione. E se in quelle liste ci sono condannati – non indagati, ma condannati – è legittimo chiedere quale valutazione sia stata fatta».

Ma ci sono casi opachi anche nel centrodestra non trova?

«Io mi assumo la responsabilità della lista di Forza Italia».

Trova quindi che sul versante della legalità il centrosinistra sia poco attento, quindi?

«Ho avuto l’impressione che Fico stia svolgendo la funzione di “foglia di Fico”, è proprio il caso di dirlo, per coprire le scelte dei presentatori delle liste, che hanno infilato tutto e il contrario di tutto. Non ha detto no a nessuno. È una debolezza caratteriale disarmante. E quando un leader non riesce a dire no oggi, chi può garantire che domani saprà opporsi a chi lo circonda?».

Lei si è scagliato contro Armando Cesaro su cui non c’è alcuna pendenza o inchiesta: non è che lo fa solo perché prima militava nel suo stesso partito?

«Penso che questo sia il tema minore. È il segretario regionale di un partito alleato: non prenderlo in lista significava non prendersi la lista. Lui e la sua famiglia sono in piena campagna elettorale, come è giusto che sia e come Fico sa».

A suo avviso dovrebbe esserci un confronto pubblico tra i due candidati Fico e Cirielli?

«Mi colpisce il rifiuto di un confronto pubblico con Edmondo Cirielli: in una campagna elettorale il confronto è il sale della democrazia. Un candidato che rifiuta di mettersi alla prova davanti ai cittadini dà l’impressione di avere paura, non dell’avversario ma delle proprie contraddizioni. Confrontarsi significa rispettare l’elettorato, avere il coraggio di rispondere, di discutere, di chiarire. È ciò che distingue la leadership dalla propaganda».

Intanto Fico e De Luca hanno fatto pace: che ne pensa?

«Penso che per loro quella stretta non abbia alcun valore. Mio padre mi raccontava che nell’Italia del dopoguerra non servivano contratti o patti scritti: bastava una stretta di mano. Quella era la politica della parola data, dell’onore personale, della responsabilità. Ecco, nella Regione che immaginiamo noi vogliamo ridare valore proprio a questo: alla stretta di mano, alla parola mantenuta, agli impegni presi e rispettati».

Queste regionali saranno anche il termometro per misurare il peso specifico dei singoli partiti del centrodestra?

«Certo e misureranno non solo i voti, ma la capacità di ogni partito di rappresentare la società reale. Forza Italia porta equilibrio e competenza. Siamo la forza moderata, quella che unisce, che parla al mondo produttivo e alle famiglie, che costruisce invece di distruggere. Il nostro peso non si misura nei decimali ma nella serietà del messaggio che portiamo». (IL MATTINO)

ad.pa.

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